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L’uomo del lavoro nel mondo dei Mestieri! – Parte 2

Il mondo del lavoro raccontato da Claudio Oliva, Direttore del Job Centre, società del Comune di Genova che gestisce la Città dei Mestieri di Genovacittà dei mestieri_3

Ti mettiamo alla prova sull’attualità.

Come esperto in politiche a sostegno del lavoro, condividi la necessità che aziende e multinazionali smettano di sacrificare sull’altare del profitto la loro “responsabilità sociale d’impresa”?

Lo shortismo delle azioni quotate in borse sempre aperte dematerializza le imprese, gli azionisti anonimi, i prodotti e a maggior ragione i lavoratori. Gli stessi lavoratori, impoveriti, dei paesi a economie mature preferiscono comprare prodotti a basso costo e traggono vantaggio dalla mancanza di responsabilità sociale delle imprese quando queste acquistano materie prime, impongono ai contadini coltivazioni e prezzi, sfruttano il lavoro minorile. Anche i mercati locali di qualità ( artigianato, arte, biologico, ecc) hanno bisogno che la ricchezza necessaria per farli prosperare sia conquistata nei mercati trade della competizione globale. Insomma, è miope e ingiusto ma ci siamo dentro tutti e non è facile uscirne.

Esercizio linguistico.

Abolizione dell’articolo 18, contratti a progetto, disoccupazione a livelli record, evasione stimata al 50% dei redditi. Può germogliare il lavoro in un terreno simile?

Ora anche l’Europa computa nel PIL la criminalità e l’evasione, per alzare il tetto del deficit ammissibile. I dadi sono eccessivamente truccati.

L’angolo della polemica.

Ultimamente ti sei indignato per… ? Ci racconti un progetto nel quale credevi che si è rivelato un buco nell’acqua?

Mi arrabbio quando vedo spendere milioni di euro in iniziative iperfinanziate dove l’innovazione è solo un feticcio narrativo di chi fa i bandi e dei progettisti. Se invento la penicillina ok, ma se pago al prezzo di due ferrari una seicento usata magari c’è qualcosa che non va’. Si tratta di un modello senza centro, senza governo, semplicemente dissipatorio, incapace di memoria, capacità critica, sentimento di insufficienza e quindi di innovazione. Progetti falliti o che hanno cambiato segno? Ad esempio sul tentativo riprodurre piante non brevettate hanno vinto i brevetti; nella cooperativa di vendita alla fine si sono arricchiti non i contadini ma i venditori. Anche Job Centre è stato “normalizzato” da una città che ostacola volentieri chi corre più veloce.

Social Hub Genova

Secondo te può una rete consolidata decretare il successo di nuove idee?

La cooperazione sociale è stata una rivoluzione. Se gli innovatori sapranno incontrare non solo le risorse strumentali e la solida esperienza imprenditoriale ma anche l’inquietudine e la linfa vitale di questo mondo, allora si: l’interesse potrebbe essere reciproco. Pensa a quanto valore aggiunto si potrebbe creare con soluzioni digitali per migliorare servizi e anche la condizione professionale ed economica dei cooperatori.

L’intervista è finita e possiamo dedicarci ad argomenti più leggeri, o forse semplicemente sempre più spesso fuori moda: la formazione culturale. Nella vita di ragazzo che sceglie di non seguire le orme dei genitori c’è probabilmente un libro che gli ha cambiato la vita. Qual è quel libro?

Non è stato un libro ma le persone che ho incontrato, e anche l’idea, probabilmente infondata, ma allora non lo sapevo, di poter dare il mio contributo per cambiare il mondo. Oltre le persone la Città, dove tutto succedeva prima e più intensamente: al cubo. A volte chiarezza, a volte indecifrabile mistero.

Social Hub Genova ti ringrazia per l’intervista, ma te ne chiederà presto un’altra! Nel frattempo, per non perderci neanche un appuntamento, diamo il like alla pagina della Città Dei Mestieri.

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